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CHRONICLES OF A NEW LIFE

Cronache di infertilità e adozione

 
 
  • chiara.contufarci@gmail.com

Esami preliminari


Il primo passo è andare dal ginecologo a farsi prescrivere tutta una serie di esami, ma il primo e fondamentale pare sia questa roba strana dal nome impronunciabile e simpatico come un dito in un occhio: ISTEROSALPINGOGRAFIA, l’esame delle tube.

Perché quelle devono funzionare bene per prime, se no, anche se il resto è perfetto come un orologio svizzero, tutto va a catafascio.


L'isterosalpingografia è una cosetta carina durante il quale ti infilano su per la patata una canuletta attraverso cui spararti il liquido di contrasto per fare una radiografia. Tradotto: tu a gambe divaricate (sarà la prima di una innumerevole serie di gambe aperte davanti al mondo) in preda ad un dolore tremendo tipo il peggiore ciclo del secolo. E dura anche per i due giorni successivi. Almeno a me, poi ammetto di aver incontrato donne a cui non ha fatto nessun male (ma secondo me mentono :-P).


Passa una settimana circa e in tempo per il mio compleanno del 2012 arriva il regalo a sorpresa: là dentro è un gran casino, le tube fanno schifo.


Doverosa premessa. Il mio là dentro è un casino da quando avevo 8 anni. Due blocchi intestinali da aderenze dopo una peritonite, due operazioni difficili con strascichi non solo estetici sulla pancia (una cicatrice potente) ma dentro la pancia. In pratica convivo da sempre con dolori al ventre.

Detto ciò, ma che cavolo, mi è venuto subito da pensare, come mai a nessun medico è venuto in mente che le aderenze erano tante e tali che avrebbero sicuramente attaccato anche altro lì intorno all’intestino? Voglio dire, l’apparato riproduttivo è il vicino di casa! Macché, abbiamo dovuto aspettare i 36 anni per rendercene conto. E infatti le tube fanno schifo perché le aderenze le hanno stritolate per bene.


E patatrac, ecco la sentenza (la prima di tante purtroppo): tube chiuse, uguale infertilità meccanica! Unica speranza è la PMA, la procreazione medico assistita; per me direttamente la FIVET, quella in vitro, non posso nemmeno passare dalla IUI, l’inseminazione intrauterina, quando cioè ti sparano dentro gli spermini, perché nel mio caso troverebbero la strada bloccata.


A tutt'oggi non so come io abbia fatto la sera successiva a questa notizia bomba ad uscire con tutta la compagnia degli amici per festeggiare il mio 36esimo compleanno.

Ho un ricordo sfuocato di quella serata, ho solo delle belle foto a testimoniare che ho davvero spento le candeline.


Ricordo invece benissimo le ultime parole del ginecologo al telefono: "Chiara, io mi fermo qui, dobbiamo rivolgerci ad un cento specializzato".



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