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CHRONICLES OF A NEW LIFE

Cronache di infertilità e adozione

 
 
  • chiara.contufarci@gmail.com

Il pick-up

Durante quell'interminabile vai e vieni dal Centro Fertilità per i monitoraggi arriva il fatidico giorno in cui i dottori pronunciano la frase: ci siamo, siamo pronti per fissare il pick-up degli ovociti.

Un'altra, ultima puntura in pancia ti separa dal momento della conta finale, quella che farà esplodere i follicoli e prepara al prelievo degli ovociti.


Pancia e braccia blu sono i segni del calvario, un ago in più, un livido in più non ci fermeranno di certo. Sono qui, punzecchiatemi, mi buco io, mi bucate voi, ho la pelle dura.

Ho il calendario, ho l'agenda, ho gli allarmi sul telefono, sono armata fino ai denti.

"Quest'ultima puntura, signora, mi raccomando, il Gonasi, se la faccia a questo orario preciso di stasera, perché abbiamo stilato la sequenza dei pick-up in calendario, ognuna delle pazienti avrà la sua scadenza".

Certo, perché poi le uova vanno a male, penso io.


Interno sera, appartamento, tv accesa, suona l'allarme. Scatto sull'attenti, il Socio pure. Io preparo la siringa, lui prepara cotone e disinfettante. Le istruzioni le abbiamo già lette.

Arma in pugno, via, colpisci e spara.

Torniamo a vedere il film, due notti ci separano dal fatidico pick-up. Io sola nel mio letto d'ospedale, lui solo in un bagno pubblico con il suo contenitore sterile che custodirà il seme della vita.


Interno giorno, appartamento, h. 6.45, suona la sveglia. Ma siamo già svegli. Come due automi ci

alziamo, ci vestiamo e saliamo in macchina.

Arrivati al Centro, facciamo l'accettazione e ci sediamo ad aspettare.

Chiamano il mio nome, ci accompagnano in una stanzetta dove nell'altro letto c'è una donna, sembra più giovane di me, insieme al marito, altri due sguardi pieni di dubbi e domande.

Ci congediamo dai mariti che escono e noi due ci sdraiamo nel letto con indosso solo un camice aperto dietro.

Fa freddo. Meno male che c'è la coperta.

Non parliamo, capiamo al volo che siamo lì per la stessa cosa.


Tocca a me, è arrivata l'infermiera che mi fa sdraiare sulla barella e insieme ad un portantino mi spingono verso la sala operatoria.

Lì vedo l'anestesista. Eh già, è proprio figo come le tutte le ragazze del gruppo Facebook mi hanno detto.

Figo sul serio, di quelli belli e disinvolti, che sanno di esserlo con eleganza. Mi dicevano: sarà la cosa più bella a cui pensare in quel momento un po' spaventoso. Non avevano tutti i torti. Ma a me fa ridere di più il siparietto che si crea: infermiere e ostetriche che civettuole gli ronzano allegre intorno. Io rido e penso a Grey's Anatomy. Così quasi non mi accorgo dell'ennesimo ago, quello della flebo.

Il dottor Stranamore mi spiega che mi addormenterò di lì a poco e intanto è arrivata la Doc che mi ricorda come funziona il pick-up: con una specie di lunga cannuccia pizzicheranno le ovaie aspirando così tutti gli ovociti, che dall'ultima ecografia dovrebbero essere 14.


Faccio appena in tempo a pensare al socio anche lui tutto solo che a comando, una volta estratti i miei ovociti, come in una coreografia di nuoto sincronizzato, dovrà chiudersi in bagno a fare le sue cose. Spero che il chiavistello funzioni.

Black out, buona notte.


Apro gli occhi, ancora prima di vedere qualcosa sento la ragazza di fianco a me che si lamenta dal male alla pancia con l'infermiera.

Sono sveglia, là sotto sento solo una forte tensione, sono indolenzita, ma per ora niente dolori forti.

L'infermiera mi dice che se dovessi anche io sentire male mi darà la cara vecchia Tachipirina via venosa.


Fanno entrare i consorti. Ci teniamo compagnia in attesa del verdetto della conta e del permesso di andare a casa.

Io ho sonno, o meglio sono davvero rinco, mi schiaccio un altro pisolino, così non devo nemmeno fare la fatica di pensare troppo, no?!


Verso le 14 ecco che si palesa la Doc con in mano un po' di fogli. E' accompagnata da quella che imparerò a conoscere da oggi, la biologa.

Verdetto: su 14 ovociti ne risultano buoni 12. Dammi il cinque vecchia gallina! Risultato top!

Riceveremo la telefonata della biologa che ci dirà che cosa ha ricavato facendo incontrare ovetti con semini.

Tenga il suo pranzo da ospedale, prenda la borsa e vada a casa.


Vai, pensavo peggio, non ho nemmeno dolori forti alla pancia. Solo un po' di normali perdite di sangue.

Andiamo a casa, ho in programma una maratona di serie tv in attesa della telefonata che ci dirà quanti possibili bambini avremo a disposizione.


Questo è il racconto del primo dei miei pick-up.

Ne ho fatti altri 5 o 6, non me lo ricordo e, sono onesta, non ho voglia di andare a rileggere le carte.

Poco importa.

Importa solo ricordare come ogni volta sia sembrata uguale, ma ogni volta in realtà era sempre diverso. Sensazioni disparate, assenza di dolore fisico o anche dolore fisico molto intenso. Ansia e angoscia sempre presenti all'appello. Così come un corpo pieno di lividi sulla pancia e sulle braccia.

Marito sempre vicino, forte e sorridente, ma anche lui in preda ad ansie, preoccupazioni, scocciature di non avere uno spazio intimo e consono per quello che doveva fare.

Col tempo ero diventata anche la più chiacchierona in stanza, la veterana che rassicurava e coccolava le pivelle alla prima esperienza.


E i miei risultati sono sempre stati eccellenti.

Sono la gallina dalle uova d'oro: abbiamo sempre raggiunto alti numeri di ovociti fecondati, ho collezionato tanti embrioni belli, stra fighi direi, tutti classe A minimo B. A volte penso a che bei bambini avrebbero dato origine.


Ma ho imparato presto che questa classificazione di eccellenza non basta. Per niente.




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