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CHRONICLES OF A NEW LIFE

Cronache di infertilità e adozione

 
 
  • chiara.contufarci@gmail.com

Il transfer

Dopo il pick-up degli ovociti e la comunicazione del loro numero e qualità passano da tre a cinque giorni per il transfer, cioè il momento in cui i ginecologi ti mettono nell'utero il tuo probabile bambino.

Perché la variabile di giorni? Perché dipende dalla decisione dei biologi se farli amaturare a embrioni o blastocisti. Tutti nomi che impari strada facendo perché ovviamente le lezioni di biologia al liceo te le sei già belle che scordate.

Alla mia prima volta io ho dovuto aspettare il quinto giorno per avere nella mia pancia due belle pimpanti blastocisti.


Il giorno stabilito si va al Centro con un misto di ansia, felicità, paura, tensione.

Sai solo che devi bere e arrivare con la vescica piena al momento del transfer. Su suggerimento del gallinaio su Facebook sono preparata a bere all'ultimo momento perché se no rischi di arrivare con la vescica tanto piena da non riuscire a tenerla immaginandoti scene splatterissime in sala operatoria!

L'altro suggerimento vitale si rivela essere quello di portare dei calzini: ode alle galline che mi hanno preceduta, in quella sala si muore di freddo con indosso solo un camice leggero aperto sul di dietro e quelle calze saranno preziosissime!

Anche per il transfer aspetti in una stanzetta o da sola o con altre donne che devono come te trasferire i loro piccoli puntini. I mariti possono entrare a salutare ma poi aspettano fuori.

Solitudini che si incrociano.


Ecco che tocca a me, finalmente, perché in quel momento ho solo paura che mi scappi troppo la pipì.

Sta storia che serve la vescica piena per vedere meglio la strada verso l'utero proprio non mi va giù, è una tortura ulteriore!

Col sedere di fuori ma i calzini ai piedi vieni accompagnata verso la sala dove poi ti fanno sdraiare sul lettino ginecologico, ancora più freddo di quella maledetta saletta.

La ginecologa e l'ostetrica sono pronte col dilatatore e il manipolo per la ecografia esterna che aiuterà a vedere la strada. Da un oblò sbuca il viso mascherato della biologa che annuncia che le mie blastocisti stanno bene, 2 sane e pimpanti, si può procedere. Passa una cannetta alla ginecologa che, voila, me la infila su per la patata. Azz che male! Ma per fortuna dura poco, la ginecologa mi spiega che è colpa del passaggio dal mio collo dell'utero un po' a collinetta. Poi la sensazione che ho è quella di un leggero crampo da mestruazione e un lieve pizzicore.

L'ostetrica intanto mi schiaccia la pancia col manipolo per fare vedere bene con l'ecografia alla Gine quello che sta facendo. Questa è la parte peggiore: la vescica comincia ad urlare pietà! il terrore di farsela addosso sale.

Non faccio in tempo a pensare alla scena vergognosa che la Gine mi avvisa di aver finito. Fantastico!

Tutto bene mi dice, guarda questi due puntini sul monitor, sono le tue blastocisti. Che emozione!

Ora posso fare la pipì? NO, deve aspettare almeno un'ora. AIUTO!!


Gli assistenti ti trasferiscono sul lettino tenendo bene le gambe piegate e ti portano in stanza.

Qui altro trasferimento sul mio letto (e' tutto un transfer oggi) sempre con le gambe piegate e le devo tenere così almeno una mezz'oretta. Intanto la vescica inizia a urlare, mi sembra che debba scoppiare. Ma non si deve fare ancora pipì, è una vera tortura. Possibile che di quel giorno, e di molti altri transfer che farò, io mi ricordi così vividamente solo il male alla vescica?! Eppure è così.

Finalmente l'infermiera mi dice che posso alzarmi e vado dritta in bagno, ma la pipì non riesce a uscire, sarà la paura inconscia di buttare fuori anche i miei due gioielli. Poi arriva, che liberazione!

Questa sarà solo una delle tante paure dei prossimi giorni. Ogni pipì, ogni ritaglio di carta igienica sondato alla ricerca di tracce di sangue che indichino l'arrivo delle mestruazioni o che siano un qualche segnale di allarme. E in bagno ci andrò spesso, infatti la terapia prevede ovuli su ovuli di ormoni da infilarsi lì sotto.


In sè il transfer è sicuramente un momento cruciale del percorso FIVET, non c'è dubbio, è un altra tappa in cui il tuo corpo viene messo sotto pressione, punzecchiato, forzato.

Ma l'agonia maggiore è il post transfer, quella lunghissima decina di giorni sospesi nell'attesa del responso.

La cova.

Giorni passati nel costante pensiero di quei due piccoli fagiolini nella pancia da coccolare, da far sentire amati e desiderati più di ogni altra cosa. Sospesa tra cecare di avere una vita normale e la preoccupazione che ogni gesto, ogni piccolo sforzo porta con sé. Terrore.

La cova.


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